IL CANDELAIO di Giordano Bruno

Osterie Letterarie. In Vino veritas

“Or dunque, ier sera, all’osteria del Cerriglio, dopo che ebbemo benissimo mangiato, sin tanto che non avendo lo tavernaio del bisogno, lo mandaimo a procacciare altrove, per fusticelli, cocozzate, cotugnate ed altre bagattelle da passar il tempo”

Scena ottava,  atto terzo dell’unica commedia scritta da Giordano Bruno nel 1582 durante il suo soggiorno parigino.

Nel ‘700 fu ritenuta scellerata e infame”. Giosuè Carducci la giudicò “ volgarmente sciocca e noiosa”.

Nel “ De la causa”  Giordano Bruno scriveva “ Al vero filosofo ogni terreno è patria”.
Giordano-Brun

Nato a Nola, nel suo peregrinare ha sempre bene in mente la Napoli cinquecentesca e nel candelaio descrive il mondo dei mariuoli, ragazzi di borgata che vivono di espedienti non troppo leciti, un mondo dominato dall’astuzia e dall’avidità per i guadagni facili.

Nell’osteria del Cerriglio, frequentata da cortigiani, mercanti, soldati, malfattori l’autore mette in scena una rissa provocata ad arte da una banda di furfanti che vogliono mangiare senza alcuna intenzione di pagare il conto.

I fusticelli sono i chiodi di garofano, le cocozzate sono zucche condite, le  cotugnate  una marmellata di mele cotogne. La scena continua:” Camina, prendi dell’acqua namfa, di fiori di cetrangoli e porta della malvasia di Candia”.

L’acqua namfa  era distillato di fiori d’arancio,  i cetrangoli le arance e la malvasia di Candia un vino dolce di Creta.

Mistero, magia, satira, critica parodia, superstizioni…

 

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