Intervista a Franz Campi

Bologna, la poesia, le osterie e le canzoni, ieri e oggi.

Gli incontri a tavola della Palestra del Cantautore sono questo:  il tempo inizia a scorrere lento, quasi ad incantarsi esso stesso delle parole pronunciate tra una portata e l’altra. Mi accorgo sempre più, mentre scrivo, che questi momenti sono da custodire per la  loro unicità e profondità, perché sono dedicati a chi, ancora oggi, in questo correre infernale moderno ha ancora voglia di fermarsi a sentire una storia. Storie necessarie per ridare alla realtà quella poesia alchemica, tra la curiosità del sogno e la saggezza della tradizione. Siamo al ristorante de “I Portici” in Via Indipendenza a Bologna.  Alla fine dell’800, inizio del 900’, tutta via Indipendenza era un grande dehors  all’aperto, con le orchestrine che suonavano ovunque. La musica è sempre stata importantissima per Bologna e in questo locale che era il tempio del varietà, con il pianoforte che svetta imperioso sul palco al centro della sala con i tavoli, tra ospiti eleganti e camerieri discreti, nel divertimento è nata la musica pop.
Un luogo abbandonato per tanti anni, poi dopo un’ attenta ristrutturazione è rinato in questo ristorante di straordinaria bellezza.
Franz Campi, il protagonista dell’intervista, è un grande narratore e chi lo conosce sa che di quest’arte del raccontare è un alfiere. Con grande passione e intelligenza ha dedicato, in tanti anni di carriera, molti spettacoli alla canzone d’autore, da “Ciao Signor G. !” dedicato a Gaber, “Sono Fred, dal whisky facile” dedicato a Buscaglione. Iniziamo con un bicchiere di vino Franciacorta del 2001 e ci troviamo immersi nella conversazione.
Franz, perché la canzone è così importante?

Hai presente Il film “Il postino”? Quando Pablo Neruda accusa Troisi di avergli rubato la poesia e averla utilizzata per riconquistarsi la sua Cucinotta, lui con genialità gli risponde:  “La poesia non è di chi scrive, ma di chi gli serve”.  La poesia cantata oggi riprodotta e accessibile in maniera così rapida deve servire i sentimenti. C’è prima di tutto da comprendere questo arcano: la canzone dal momento in cui viene cantata non è più tua. Lucio Dalla, per farti un esempio, questo aspetto magico della musica l’aveva capito benissimo. Secondo me, la grandezza di Dalla è che è  riuscito a scrivere canzoni senza mostrare il suo pensiero. La canzone è importante solo quando il fruitore la fa propria. Nel mio piccolo posso dirti che ho provato un’emozione fortissima quando Morandi e Baglioni, nel loro ultimo tour, hanno suonato Banane e Lamponi, tutto lo stadio ballava. Ad un certo punto hanno inquadrato il pubblico e lì c’era uno striscione che recitava: “Noi cresciuti a Banane e Lamponi”.  Pensare a quella canzone e a quando l’ho composta in via Mascarella.

Mi piace tanto questo tuo modo di vedere la canzone, mentre parli mi viene in mente una bellissima registrazione in cui Federico Fellini e Lucio Dalla, dialogando, affrontano il tema dell’autorialità delle canzoni e l’artista viene dipinto come uno stregone, un medium che catalizza le energie e le trasforma  … con un ruolo importante però! Perché Fellini chiosa alla fine del discorso che si può riassumere tutta una vita, anche una grande vita, con una canzonetta infantile.

Verissimo. Pensa che ho appena aiutato mio figlio a scrivere una tesina sulla storia della canzone Italiana. La tesi è che la canzonetta, tanto bistrattata, è una fotografia dei tempi più dettagliata, data la sua urgenza, di molti testi di sociologia. Questo vale ancora di più per la grande musica d’autore capace di raccontare storie incredibili in pochi minuti, da De André a Paolo Conte.
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Di accompagnamento il percorso di assaggi a cura dello chef ecco il babà salato, pane con olive nere, pane al sesamo e al limone, olio d’oliva dalla Sicilia e burro dalla Normandia.  Poi sette assaggi  che spaziano dal mare alla terra in un tripudio di sapori. L’arte del cibo nel centro di Bologna. In questo incanto proseguiamo l’intervista.  Questo progetto, rivolto agli appassionati di musica d’autore, porta con sé una grande nostalgia. Questa nostalgia, per me e tanti  altri per ragioni anagrafiche, è addirittura una nostalgia verso quello che non abbiamo visto. Credo che molti a Bologna assaporano quell’aria di mito che si porta dentro questa città, dalle “Osterie di fuori Porta” a “Piazza Grande”. Esistono luoghi in cui la canzone nasce?    

Condivido questo romanticismo ma se cerchi oggi a Bologna un luogo dove il grande chitarrista incontra a tavola il poeta e nasce il capolavoro è un’ utopia. E forse è sempre stata una leggenda più raccontata che reale. Sicuramente può succedere però che si creino le condizioni in cui artisti bravi vadano a sentire altri artisti bravi, possono nascere le Jam Session e quindi suonare insieme.  In certi luoghi non nasce la canzone ma la collaborazione.  Certo i luoghi, i musicisti e i locali oggi sono molto slegati.  Forse è difficile che si abbia voglia dialogare nei locali, una volta invece c’era un’aspirazione a cambiare il mondo con un pensiero o una poesia. Era un’illusione bellissima.

Cosa ha ucciso quell’aspirazione?

Forse la logica del “quanta gente porti?”,ormai comune a tante situazioni.
Oppure l’acustica spesso raffazzonata che è svilente per chi suona e per chi ascolta.
Infatti, a proposito di questo, voglio dire che se chiude anche il Bravo Café  sarà un grosso guaio per i musicisti e per gli amanti per la musica. Una volta non era assolutamente così.  Io ho iniziato a suonare 30 anni fa. I locali dove si facevano musica erano tanti. Un giovane artista che aveva voglia di presentarsi, di farsi conoscere, di conoscere altri artisti più bravi di lui sapeva dove andare, ovvio che l’altra faccia della medaglia è che per fare parte di un gruppo bisognava seguire dei riti, delle regole, farsi degli amici.

Tra ravioli di coniglio alla genovese con erbe aromatiche e  cipolle dolci, su un  letto di creme rousse con la provola affumicata e un cotto di filetto di Fassona, torniamo alla Bologna dei cantautori. So che è un tema di cui abbiamo parlato ma è qualche cosa che secondo me va affrontato anche togliendogli quell’aurea mitica, bisogna contestualizzare quel momento storico e oggi ho l’occasione di parlarne con te che sei da tanti anni un protagonista importante del panorama culturale della città. Com’era essere un giovane autore di canzoni quando a Bologna vivevano ancora molti grandi artisti che ora non la abitano più?  

Bé, c’erano due grandi parrocchie che erano mondi distanti; due modi distanti di intendere la musica ma anche la vita. Lucio Dalla e Vasco Rossi. Con loro tribù di tecnici, musicisti, appassionati.
Lucio è stato il più grande, credo che nella musica italiana del novecento non ci sia un personaggio come lui nella sua completezza; autore e grande musicista, ma anche produttore, lanciando grandi artisti come Bersani e Carboni. Dalla poi era anche organizzatore, aveva anche una vocazione nel gestire.  A Vasco credo che di questi aspetti non gli sia mai interessato niente.
Trait d’union tra queste due tribù penso che fosse Gaetano Curreri, essendo stato amico di entrambi. Erano due mondi che io penso non si adoravano ma vivevano in osmosi. E se tu eri un giovane appassionato di musica e ti trovavi a Bologna in quegli anni, avevi la sensazione che qualche cosa stava succedendo perché c’erano dei riferimenti che oggi purtroppo non ci sono più.
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Proseguiamo con un Nebbiolo e con l’intervista. Hai una vocazione Franz per narrare, raccontare storie … come è nata questa passione?

Amo intanto scoprirle, indagare, afferrare i segreti delle storie,  e poi ovviamente narrarle. Quindi il teatro canzone è stata un’ evoluzione del mio percorso artistico di musicista. Dal tributo a Giorgio Gaber in poi io percorro questo tentativo di portare in scena prima di tutto la musica, che poi diventa il veicolo per raccontare le storie.
Da sei anni poi porto avanti lo spettacolo su Fred Buscaglione, una grande passione per me e ci sono molto legato.

Questo ristorante  è sicuramente uno dei luoghi più affascinati ed esclusivi di Bologna. Mentre ci scrutiamo già dispiaciuti che la cena volga al termine. Prima di visitare la cantina del ristorante, un gioiello ricavato da una antica ghiacciaia.  Mi sorge una domanda, Franz, ma come hai scoperto questo luogo incredibile?

Grazie alla festa di compleanno per gli 80 anni del Maestro Zavallone. Il Maestro è stato responsabile per tanti anni della programmazione musicale della RAI, poi è diventato direttore dello Zecchino d’oro.
Quest’uomo è un vulcano di energia, d’altronde sono convinto che è la musica il vero elisir di lunga vita! Sono stato invitato con i miei musicisti a suonare sul palco. Ad un certo punto anche il maestro si è messo al pianoforte per eseguire “Amada Mio, Amore Mio”, un suo grande successo degli anni ‘70.  Ha dedicato la canzone alla moglie  che era presente a tavola e, ovviamente, si è sciolta.

Come non sciogliersi in un luogo come questo, con questa eleganza e qualità?

Infatti, questo è il luogo perfetto dove portare la fidanzata o la moglie se hai qualche cosa da farti perdonare.

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