Intervista a Nicola Briuolo

L'allievo di Matteo Salvatore: l'archètipo del cantautore

Scrivo perché ho una storia da raccontare. E’ la storia di un operaio, uno come tanti, che ritorna a casa dopo quattro anni di lavoro al Nord. E’ la storia di un ritorno ma anche di un nuovo inizio. Perché tornato al Sud, nell’assolata Foggia, Nicola conosce una persona che cambierà per sempre la sua vita, entrandone a farne parte intimamente, profondamente. Nicola ha meno di trent’anni quando un amico gli propone di passare un pomeriggio a casa di un vecchietto. Questo vecchietto è Matteo Salvatore. Vive in una casa modesta in un vicolo del centro di Foggia e appena conosce Nicola si convince che deve rivederlo e deve insegnargli a suonare la chitarra. Ancora non so spiegarmi come sia stato possibile che Nicola abbia imparato a suonare senza sapere nemmeno, fino ad allora, cosa fosse una chitarra. Tra i due si instaura da subito un bel rapporto fatto di pomeriggi passati a casa di Matteo Salvatore e di viaggi in giro per l’Italia. Matteo Salvatore ha regalato la sua chitarra a Nicola quasi come fosse un passaggio di testimone. Matteo Salvatore è stato il suo maestro ed oggi Nicola Briuolo è il suo unico allievo. Penso che la ricchezza di Nicola, l’eredità che gli ha lasciato Matteo sia non solo nelle tecniche di arpeggio ma nella grande capacità interpretativa delle sue canzoni: le ha ascoltate direttamente dalla viva voce del suo maestro, le ha interiorizzate, le ha assorbite. Oggi di Matteo Salvatore restano le canzoni che vengono portate sui grandi palchi da grandi artisti (da Capossela a Ovadia). Ma c’è ancora un pezzetto di lui che vive ed è Nicola. E penso che questa sia una occasione da non perdere, una ricchezza da custodire, una storia da raccontare.

Questa è solo una piccola storia, lontana dai riflettori ma vicina alle gente delle piazze d’estate, dei vicoli del Gargano che odorano di camino in inverno, delle stradine assolate con balconi pieni di panni stesi al sole come bandiere nella Foggia d’agosto. In questi luoghi Nicola ha suonato e suona la poesia in musica del suo maestro, tenendo tutto a mente, come una preghiera che il tempo non può cancellare.

Spero che questa storia sia di Suo interesse.

Martina Calluso

Mi trovo alla stazione di Foggia. “Una Piccola Storia” titolava “l’oggetto” dalla mail, una piccola storia importante che mi spinge qui. Una storia importante intrappolata in quattro righe a cui è doveroso dare la possibilità di scappare, di uscire e raccontarsi nella sua estrema bellezza. Matteo Salvatore è “L’archètipo del cantautore”. “Le parole di Matteo Salvatore noi le dobbiamo ancora inventare” disse Italo Calvino. Mi sento un privilegiato perché questo blog oggi vola molto alto guidato solo ed esclusivamente dalla passione e dall’intuito. La “Palestra del Cantautore” come palestra personale, come ricerca di piccole grandi storie, quelle storie che vale la pena raccontare, quelle per cui vale la pena vivere. Al tavolo Nicola riempie i bicchieri con il vino rosso, rossissimo del “fruttarolo” sotto casa, poi imbraccia la chitarra …  “Lu Polverone”, “Il lamento dei Mendicanti”, “Padrone Mio”, “L’aquilone”. Anche Martina canta con Nicola queste canzoni, piene di amore e malinconia. E’ vero. C’è ancora un pezzetto di Matteo Salvatore che vive in Nicola Briuolo. E si sente nell’interpretazione che fa Nicola di queste canzoni, là dove tanti, anche grandi, grandissimi artisti, riproponendole non riescono minimamente ad avvicinarsi alla forza delle originali, rischiando di scottarsi toccando quel “diavolo” di Matteo Salvatore. Basta andare su You Tube per rendersene conto. Nicola, cosa rende così potenti queste canzoni?

Matteo era un poeta. E le sue sono poesie della rassegnazione, è questo che le rende potenti e drammatiche quanto sincere. Matteo ha cantato di tutto ma secondo me il meglio lo dava nelle sue canzoni lente. Per esempio “Padrone mio” che è una preghiera che fa un servo ad un padrone per non essere licenziato, perché ha tre figli da sfamare “Quando sbajo damme li botte / vojo la morte, nun me caccià”. La poesia di Matteo Salvatore è vicina a questa terra, al lavoro e alla fatica. Certamente molto lontane dall’ idea che si ha oggi del cantautore politicamente impegnato, che spesso, in realtà è falsamente impegnato . E’ questa vicinanza ai poveri, agli umili  che lo rendono “il più grande cantore sullo sfruttamento” come ha giustamente detto Vinicio Capossela. La fedeltà a questa poetica è quello che Matteo Salvatore mi ha insegnato.

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Nicola e Martina mi raccontano le canzoni che suonano traducendo dal dialetto le parole che non capisco ed è un momento emozionante. Nicola si arriccia i baffi. Sei la persona che ripropone più fedelmente la poesia di Matteo Salvatore, come è avvenuto questo passaggio di testimone?

Direttamente da Matteo. Lui mi ha insegnato a suonare la chitarra. Io avevo già vent’otto anni quando ho iniziato a suonare. Un mio amico andava già da un anno da Matteo per imparare, così io un giorno sono andato con lui ma solo per ascoltare. Abbiamo parlato un po’ e poi sono tornato a casa. Non so cosa deve aver pensato Matteo. Dopo un po’ mi telefona questo mio amico e dice “guarda che Matteo ha detto che tu devi venire a imparare a suonare”, io ero stupito perché non avevo mai suonato la chitarra in vita mia! In un mese già suonavo tutte le sue canzoni, c’era Ninni Maina, il “Frank Sinatra di Puglia” che era molto stupito perché già interpretavo quelle canzoni. Per me comunque era come se le sapessi già tutte. Era come se prima di sentirle già le conoscessi, è stato molto naturale.

E’ come se Matteo già sapesse che tu avresti imparato tutto da lui, che avresti preso il suo testimone…     

Lui la sua chitarra me la regalò che era ancora al mondo e disse: “La chitarra è mia e la do a chi dico io”…  La poetica di Matteo Salvatore è una eredità importante che va protetta e interpretata con cura. Per me suonare le sue canzoni è come confrontarmi continuamente con il massimo … con uno che con la sua semplicità è come se avesse scavalcato i limiti della lingua, creando una poesia unica, con la forza e con la dolcezza insieme. Chiunque lo ha incontrato può testimoniare che Matteo era qualcosa di enorme. Chi viene toccato da Matteo Salvatore porta con se un segno indelebile. Io sicuramente lo porto dentro.

Mette i brividi sentire le canzoni che Nicola e Martina mi suonano. Mette i brividi sentirle qui, in questa atmosfera antica e accogliente. “ Per chi viene dal Sud del Sud dei Diavoli, a dispetto dei Santi, Carmelo Bene è stato un nutrimento” dice Buttafuoco in un famoso Maurizio Costanzo Show. Qui nel racconto di questo “profondo Sud”, Nicola Briuolo attraverso Matteo Salvatore (e viceversa) sono un nutrimento mentale, contro la banalità di molto quotidiano … perché queste atmosfere geniali sono senza tempo.

Il racconto è importante per entrare nelle canzoni di Matteo Salvatore. E’ una parte importante degli spettacoli che faccio. Bisogna introdurlo, perché è sempre stato considerato un maestro dagli artisti, ma la gente ci ha messo molto a riconoscerlo nella sua assoluta grandezza e lo ha riconosciuto soprattutto nelle canzoni più ironiche, più scanzonate. Non nella sua profonda drammaticità, per esempio la canzone “Lu Furastiero” già trattava il tema dell’immigrazione da un punto di vista ancora attuale … Alla fine della dura giornata di lavoro il problema vero non era la fame: era la stanchezza mortale … allora questi forestieri che non avevano un posto dove dormire dovevano arrangiarsi come potevano nell’aia del padrone, chi era più fortunato riusciva a procurarsi un sacco e una “raganella” (quei teloni che coprivano il grano). La sera il padrone si affacciava alla finestra e diceva alla moglie: “ Vedi come sono bravi questi forestieri, peccato che devono morire, dovrebbero campare mille anni!”
Ora, giustamente, ci si è accorti (e secondo me ci si accorgerà sempre di più) di come Matteo Salvatore sia stato una vera e propria “radice” della musica.

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Queste canzoni, queste parole, sono una finestra su un mondo antico e nonostante questo molto attuale. Mi avete aperto un mondo. Non posso che sfruttare la fantastica ospitalità di Nicola, di Martina, di sua sorella Dina, quella guardinga del gatto Cusco, gli amici del Circolo Don Chisciotte in via Arpi  43 a Foggia e alla disponibilità del fotografo Franco Paoletta che ha fatto questi scatti e quindi restare qui a Foggia diversi giorni. L’articolo infine non può essere che uno scorcio di questo mondo, solo un piccolo punto di vista personale, una “Piccola Storia Importante”. Nicola, Matteo Salvatore è scomparso nel 2005, dieci anni fa …

Io l’ho seguito in tutti i suoi ultimi concerti e ricordo l’ultimo in assoluto, a Lucera, nel 2005 per il suo ottantesimo compleanno. In quell’occasione Matteo ha interpretato le sue canzoni in un modo incredibile, improvvisando anche quel suo famoso falsetto, unico e impossibile da riprodurre. E’ stato un evento particolare perché da tempo non le interpretava più così. Un sesto senso mi ha detto che quello sarebbe stato l’ultimo concerto di quel genio di Apricena, il più grande cantore che questa terra meravigliosa e disgraziata abbia mai avuto.

 

Guarda il sito di Franco Paoletta: http://fotodapaura.blogspot.it/

 

 

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