Intervista a Zibba

Diventare papà, Sanremo, la Targa Tenco, scrivere per X Factor. Zibba ci racconta la sua impresa creativa.

Abbiamo incontrato Zibba a Faenza grazie alla collaborazione di Giordano Sangiorgi, l’ideatore del MEI – Meeting delle Etichette indipendenti, che ha raccontato dell’amicizia che lega  il cantautore ligure alla città di Faenza. Per dovere di cronaca devo dire che l’idea iniziale era quella di realizzare l’intervista all’Osteria della Sghisa (che riaprirà il 5 novembre!) ma non abbiamo potuto metterla in pratica perché era chiusa. Abbiamo allora trovato una splendida e accogliente ospitalità al ristorante Marianaza in Via Torricelli 21, lo storico ristorante dietro Piazza del Popolo specializzato nella cucina tradizionale romagnola. Versiamo nei nostri bicchieri il vino, l’ottimo Sangiovese Superiore Primo Segno 2010 dell’azienda vitivinicola di Roncofreddo (FC) Villa Venti. Zibba, qual è il tuo rapporto con Faenza e con il MEI?

In tanti anni di musica, con Zibba e Almalibre, siamo passati anche dai bar di periferia  ma questo non vuol dire che è merito di tutti  la nostra evoluzione, del MEI – Meeting Etichette Indipendenti però sicuramente si.  Sono stato qui nel 2005  e nel 2006 e questa era veramente una manifestazione tosta dove valeva la pena andare.  Io qui ho conosciuto alcuni dei miei artisti preferiti, quelli che ora hanno scelto il loro percorso come artisti indie e che qui hanno avuto la possibilità di esibirsi all’inizio della loro carriera.
In fondo anche a chi non interessa niente del  MEI sa però che il MEI  c’è, con la sua storia importante  e, a suo modo,  credo che non sia meno importante del Festival di Sanremo. Giordano Sangiorgi  è una persona determinata ma anche determinante nel panorama musicale. 

Alla premiazione del tuo disco per il miglior album dell’anno con “Come il suono dei passi sulla neve” e  al premio Tenco, come migliore disco dell’anno, hai raccontato che la genesi della canzone “Una parola, Illumina”  è avvenuta  qui a Faenza, dove ti trovavi?   

Ero all’Osteria della Sghisa, in via Giuseppe Maria Emiliani 4. E’ un locale riferimento del dopo MEI,  a fine serata.  Ero amico di Walter Del Pane, che è scomparso un paio di anni fa e che insieme a Gian Maria Manuzzi  era  il proprietario della Sghisa.  Insieme a Roy Paci abbiamo formato il Collettivo del Pane che organizza eventi per recuperare fondi per la famiglia di Walter e anche per premiare giovani artisti nel campo della musica.  Il Collettivo del Pane è ancora attivo e la riapertura della Sghisa aiuterà sicuramente tutti.

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Nel 2014 al Festival di Sanremo hai vinto il premio della critica con il brano “Senza di te” . Hai detto di essere arrivato a questo traguardo con lo stato d’animo giusto. Cosa è successo?

C’è stato un cambiamento naturale con il passare del tempo,  soprattutto negli ultimi due anni: diventare papà, Sanremo, il Premio Tenco, ho scritto per X Factor e sono successe svariate altre cose che possono sembrare avvenimenti molto diversi tra loro, cose anche molto grandi, ma sono state tutte esperienze davvero importanti per chi, come me, ha deciso di lavorare nella musica. Io ho iniziato a suonare prestissimo e da piccolo sapevo già cosa fare da grande. La mia parola chiave è Tenacia.
Ho sentito comunque crescere la mia responsabilità nel provare a scrivere belle canzoni,  perché ho sentito crescere la responsabilità verso la mia famiglia, il mio gruppo, la mia assistente, l’ufficio stampa. Poi se c’è un’ idea che mi piace, non esito a buttarmi dentro, come per esempio il nostro progetto di film collettivo “Mentre – un film di tutti”. Zibba e Almalibre è a tutti gli effetti diventata un’ impresa creativa! 

 Sembra che tu abbia un’attitudine ad essere sempre aperto alle sperimentazioni  non solo a livello musicale ma anche a contaminare mondi differenti  che per molti sembrano opposti. Mi spiego meglio: nel tuo modo di scrivere canzoni per il grande pubblico sembra che riesci ad essere nel mainstream rimanendo comunque legato alla musica d’autore. E’ un’impressione?

No, è esattamente dove voglio stare: nel mezzo.  Non è tanto una questione di calcolo, è solo lì che si lavora. In fondo un lato di me è sempre stato quello del produttore anche per gli altri ed è una cosa che voglio continuare a fare perché mi piace. Ieri, per esempio, dovevamo fare la produzione di un brano con un artista e i tempi erano molto stretti allora lui mi ha raccontato una cosa che era successa  ad un’ amica. Quando ha finito io avevo già scritto un po’ di idee sul telefonino, allora gli ho chiesto di provare a cantarle e quello è stato un punto di partenza ottimo per produrre una canzone. Io faccio tante cose che mi piacciono tutte tantissimo, stare in mezzo a mondi diversi, come hai detto tu, mi permette di sfogare la mia voglia di essere artista e metterci la faccia e quella di scrivere per qualcun altro per magari guadagnarci qualche cosa, perché no? C’è qualche cosa di male?

In effetti molte belle canzoni della storia della musica italiana avevano un pubblico vasto, si preoccupavano di dire cose con semplicità e arrivare al cuore di più gente possibile!

Secondo me non dobbiamo essere dei razzisti anche in questo: se tu entri in un posto e vedi un ragazzo con la maglia Italia 90 e il cappellino della Ferrari, non gli rivolgi la parola, perché? Perché sei come gli altri una sorta di razzista societario! Perché siamo un po’ convinti di essere sempre nella parte giusta. Invece ci sono tante persone diverse ed ognuno ha la propria dignità, perché l’altra vita vale esattamente la nostra, non possiamo chiuderci su noi stessi e fare delle discriminazioni. Poi ci sono quelle regole che, se le tieni in mente, ti salvano la vita.  Si imparano da bambino poi, un po’ alla volta, ce ne dimentichiamo;  ci sono le cose belle e le cose brutte, le cose buone e le cose cattive e in mezzo a loro ci sono tantissime sfumature, che possono essere importanti. Ma un’ oggettività delle cose importanti esiste. Politica? Sbagliata! Perché? Possiamo parlarne un mese, scriverne un trattato, dibatterne ma alla fine quello è il risultato.
Musica? Giusto sempre! Qualcuno sta investendo dei soldini per qualche cosa che è ispirazione.  E’ sempre arte, il punto di partenza rimane sempre la musica.

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Alla radice di questo progetto c’è la nostra convinzione che i luoghi dove si mangia e beve in compagnia, sono da sempre  il motore di tanta musica e ispirazione! Qual  è stata la tua palestra del cantautore?

La tendenza a complicarmi sempre la vita! A fare dei casini, di qualunque genere e quindi a mettere in discussione sempre la quotidianità che è noiosa. Io ho scelto di fare il cantante perché non mi interessa chi gioca questa sera la partita di Champions League … poi mi affascina complicarla sempre di più la vita, a me e a chi mi sta intorno. Ho messo al mondo un figlio, poi ho detto scusa ma devo partire per un tour e questa non è una cosa facile. Ho sempre voglia di tornare a casa dalla mia famiglia, ma questo è il mio lavoro, mi fa vivere e stare bene.

Ad un certo punto Zibba ci fa notare la poesia di un pezzo di pancetta sciolto sul pane preparato qui al ristorante La Marianaza. Sono già passate due ore, non ci resta allora che fare un’ultima domanda.
Un album molto bello, secondo me, è “E sottolineo se”, un omaggio al paroliere Giorgio Calabrese,  non il più noto al grande pubblico tra gli artisti genovesi, perché questa scelta?

Mi sono sentito coinvolto quando l’ho conosciuto. Un giorno gli ho portato un disco di Umberto Bindi da autografare perché è lui che ha scritto la bellissima canzone “Se ci sei”  e lui si è firmato “Giorgio Calabrese, il sopravvissuto”.  E’ una persona di grande ironia, mi ha colpito molto. Figurati che era un periodo in cui chiunque mi chiedeva, nell’ambito musicale, che cosa stessi facendo io rispondevo che stavo scrivendo un libro su De Andrè. Non che avessi mai pensato di farlo veramente un libro su De Andrè, però mi sembrava che ci fosse una tendenza un po’ esagerata a mitizzarlo! Calabrese è un artista meno conosciuto di altri ma è veramente una persona speciale e ho sentito la volontà di rendergli omaggio con un disco, sono molto contento che ti sia piaciuto.

Visita il sito www.zibba.it

L’intervista è di Andrea Manica, le fotografie di Riccardo Vanni.

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Villa Venti (cover)

Villa Venti

31 ottobre 2014

Marianaza (cover)

Marianaza

31 ottobre 2014