Osteria Marinara A’Lanterna

Don Gallo: prete da osteria. La sua “ciurma” alla Lanterna cucina e serve piatti marinareschi

Se tra gli Apostoli, il giorno della famosa Ultima Cena, qualcuno ha portato una chitarra e cantato una canzone non possiamo saperlo. Del mercato discografico di allora nulla si sa. Certamente possiamo dire che nella storia della musica d’autore qualche prete illuminato una certa importanza l’ha avuta. E sono storie parallele.  Bologna e Genova, Francesco Guccini e Fabrizio De Andrè, Padre Michele Casali e Don Andrea Gallo, L’Osteria delle Lame e l’Osteria Marinara A’Lanterna. Storie basate sull’accoglienza e sulla cultura, povere ma belle. E se a Bologna l’osteria delle Dame non esiste più e nei ricordi è diventata una leggendaria avventura d’altri tempi e non puoi più partecipare a quei banchetti che erano schegge sociali impazzite che negli anni settanta animavano le nottate, tra vino e canzoni, a Genova un miracolo esiste ancora. Nella zona del porto, lato Matitone, vedi realizzato il progetto di Don Andrea Gallo, una seconda possibilità per i ragazzi della Comunità di San Benedetto al Porto, l’Osteria Marinara A’Lanterna in via Milano 134R, luogo storico per la città, punto d’incontro e cultura.
14713602_10154565919294328_8396679633073196560_n Don Gallo : prete da osteria. La sua “ciurma” alla Lanterna cucina e serve piatti marinareschi a clienti che apprezzano il tutto con gusto e ricordano quel prete, discusso e molto amato, mentre sgrana il rosario e intanto raccoglie storie nei vicoli dei bassifondi da barboni, tossici, prostitute e disagiati riconoscendo un’unica cattedra, la strada. All’interno del locale si trova molto legno e tanti riferimenti al mare, come se ogni nave passante per Genova vi avesse impresso un autografo. E tra quei tavoli, possiamo immaginare ancora quei personaggi a cui siamo tanto legati, l’ubriaco di Guccini che “appoggiato sulle braccia, dietro al vetro d’ un bicchiere, alza appena un po’ la faccia e domanda ancora da bere.“ oppure li troverai là, una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino i quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino di De Andrè. E noi possiamo godere questa spiritualità orizzontale che nelle canzoni ci prende allo stomaco più di mille inutili parole.
14100488_10154429902119328_5075386075701442169_nGustosi abbondanti e sostanziosi sono i piatti che vengono serviti. Spaghetti alle vongole o paglia e fieno tra i primi e filetto d’orata o fritto misto con paranza come secondi. Puoi stare a chiacchierare tutto il tempo che vuoi, qui la fretta del mondo esterno non esiste e i ragazzi non ti manderanno via e anzi ti ospiteranno con pazienza. Immergersi in questa situazione e viaggiare con la fantasia è inevitabile.

 

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