Intervista ad Alfio Antico

La voce che parla al sacro dentro ognuno di noi. Il Griot Siciliano.

Da un’intervista a Carmen Consoli:  “ … Lui è il gotha della musica siciliana. La sua lingua è talmente antica, arcaica e bella che io sono totalmente entrata nella sua musica, tanto che fatico a rientrare nella mia. Alfio è una sorta di Bob Dylan italiano.”
La felicità è pari all’agitazione per questa intervista. Ho conosciuto prima Mattia Antico, suo figlio, che è un chitarrista e uno scrittore. Suo padre Alfio è uno dei più importanti musicisti italiani. Costruisce tamburi parlanti  unici e inconfondibili.  Da dire ci sarebbe molto perché  ha collaborato con i più grandi artisti italiani: De Andrè, Bennato, Lucio Dalla, Capossela, Mannoia per citarne alcuni. Il suo ultimo album Guten Morgen è sublime. L’occasione di incontrarsi è a Ferrara, all’Osteria del Postiglione, un luogo suggestivo di fianco al Teatro Comunale . Alfio, puoi raccontarci di questo tuo suono così speciale?

Il mio suono si muove per immagini. Io ero un pastore contadino siculo. Forse perché sono stato spesso molto solo immergendomi nella natura. Le immagini bucoliche della mia terra sono diventate la mia musica e sono entrate in ogni mio ragionamento. Come le spighe di frumento toccate dal vento si muovono in una danza così i miei movimenti sul tamburello portano dentro quelle immagini. Il tamburello è comunemente associato alla pizzica ma quando suono una ballata, per esempio, evoco mia nonna che passava a setaccio il frumento nella calda estate siciliana.
Ogni immagine crea un suono nella mia testa, poi quell’ immagine diventa poesia, quella raccolta di immagini sono i miei canti.

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Anche quando racconta Alfio sembra intonare un canto. E l’intervista è un flusso di suggestioni. Noi in questo progetto de “La palestra del Cantautore” cerchiamo di raccontare il legame tra i luoghi, gli artisti e la cucina genuina e questo  spesso ci ha fatto scoprire tante curiosità. Esiste anche per te questo legame tra musica e cucina?

Certo che il legame esiste. Anche fare un piatto di spaghetti al peperoncino è sicuramente arte. Quanta relazione c’è tra la musica e la cucina! Intanto bisogna raggiungere la padronanza degli elementi. Quando cucini gli spaghetti con aglio, olio e peperoncino  sei padrone della tecnica ma sai anche variare, aggiungere o togliere. Il mio tamburo è come una grande pentola che cresce e muta, è vivo e contiene tante emozioni ed ingredienti:  il pianto, l’armonico, l’allegria, il drammatico. Chi sa cucinare sa creare, la cucina come il tamburello è uno strumento che non ti farà mai morire e ti sarà sempre fedele.

Abbiamo scoperto che sei un appassionato di Cucina . Mattia conferma.

Io mi rilasso quando cucino. E’ un rituale che svolgo con cura in ogni gesto. Anche perché per un musicista mangiare è un momento importante per ricaricare le energie. Mangio e poi parto per andare a suonare oppure, dopo gli spettacoli, coi musicisti ti metti a tavola assapori tutto il rilassamento della situazione. Molti artisti sono bravi a cucinare, per esempio Peppe Barra è molto bravo.
Io ho visto il tuo spettacolo al Jazz Club di Ferrara. Hai trasformato la serata, con il tuo ritmo, in uno spettacolo rituale.  Provo a esprimerti  la mia sensazione: I tuoi canti, i tuoi “tamburi parlanti”, sembrano raccontare di un tempo antico, di sensazioni assopite dentro di noi che con il ritmo della tua musica vengono risvegliate . Ho pensato ad un griot, il cantore che in Africa conserva la tradizione orale. Un “griot siciliano”.

Il mio tamburo non è solo un tamburo popolare, Alfio Antico ha creato i suoi tamburi e i tamburi hanno creato Alfio Antico. Uno scambio d’amore.  La musica è amore, armonia e luce. Il linguaggio del tamburo è antico, il tempo appunto si è fermato, la sua voce parla al sacro che c’è dentro ognuno di noi. Credo che l’Africa conservi  un contatto più diretto con il primitivo, con la natura e quindi con il sacro.
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Come nascono i tuoi tamburi Alfio?

La pelle che uso la compro in una conceria nelle Marche e, conoscendo tutto il processo, sono molto attento che sia perfetta. La pelle viene lavorata a sale. Il sale dà vita e  luce, poi viene utilizzata una  pietra particolare per la lavorazione. Dopo un lungo trattamento viene messa nella calce dove perde il pelo, poi viene ancora rimessa in acqua. Quando la monti su un anello tirato sviluppa la sua voce. Ovviamente dopo una lavorazione così complessa ogni tamburo diventa un esemplare unico.

In alcune tue canzoni, già anni fa, hai affrontato il tema della migrazione. Hai collaborato con Wim Wenders nel cortometraggio  “Il volo” che tratta proprio di questo. Oggi la Sicilia è al centro della situazione e tu sei un’istituzione culturale per la regione. Noi tutti giorni sentiamo frasi tremende piene di odio nei confronti di chi arriva.

La Sicilia è sempre al centro della mia musica perché è la terra che amo e racconto sempre. Pensa che spesso con il mio Fiatista, che si chiama Raffaele Brancati, scherziamo guardando dalla nostra isola la penisola italiana e diciamo “”li taliamu””, che in dialetto siciliano vuol dire “li guardiamo”. La Sicilia è un punto di vista importante sui fatti di oggi: da una parte il nord e dall’altra questa forza, guidata dalla disperazione, che è il profondo sud del mondo.

Io e il fotografo Denis ci guardiamo felici per l’occasione ricevuta di conoscere la famiglia Antico. Mentre ci salutiamo …

E’ un bel progetto questo dell’ enogastronomia musicale, ti consiglio di ricercare il linguaggio popolare, quello semplice che è il più ricco. Quella poesia che si trova nei modi di dire. Come quando si dice: “è finita a tarallucci e vino”, che è un po’ come dire “magari non si è concluso niente ma è andata comunque bene.” Questo modo di dire è già poesia.
Andrea, insisti che se fai questa cosa con passione, la soddisfazione arriva.

http://www.alfioantico.it/

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