Intervista ad Ellade Bandini

La musica di ieri e di oggi raccontata dal seggiolino di un grande batterista

Passiamo a prenderlo  a casa perché, ci racconta, ha scelto da tempo di non usare la macchina. Ci dice che sono più di cinquecento  e vanno verso mille i dischi in cui ha suonato la batteria, compresi  quelli incisi da Francesco Guccini, Paolo Conte e Fabrizio De Andrè.  Ellade Bandini non ha dubbi sul ristorante dove andare a Ferrara, la Trattoria “La Romantica” in Via Ripagrande, 36. “ I titolari sono degli amici molto simpatici” ci racconta “amano il mondo della  batteria e soprattutto la qualità dei prodotti che usano è sempre altissima”. Io sono molto emozionato e curioso di farmi descrivere il mondo della musica da chi la fa da così tanti anni. Ellade mi chiede cos’è questa  storia della Palestra del Cantautore e io provo a spiegargli  quello che mi ha spinto a dare vita al progetto.  Poi chiedo a Ellade cosa ne pensa…

Per i musicisti del mio tempo non c’era niente di paragonabile alle lasagne verdi oppure un piattone di tonno, pasta e cipolla al bar ristorante Al Doro, qui a Ferrara. Allora non guardavi la qualità perché i soldi erano pochi, la fame era tanta e quindi si mangiava come dei matti. Eravamo giovani quindi non c’erano problemi per smaltire. Si mangiava con gusto quando c’era da mangiare, non come fanno i ricchi. Sai perché i ricchi sono spesso magri? Perché loro non mangiano ma assaggiano, come si vede in certi film americani. Mangiano mentre fumano. All’inizio degli anni sessanta si faceva mattina dopo che si era stati a suonare il mercoledì, il sabato e la domenica perché c’erano tante sale da ballo a Ferrara, ma anche in provincia. Ogni paese ne aveva una ma il ritrovo era sempre al Doro, perché faceva l’ orario continuato e, prima di andare o quando si finiva di suonare, tra musicisti ci si trovava sempre lì. A Ferrara, vicino al Cinema Apollo, c’era l’Apollino Club, un tentativo di night club ma non è durato molto perché i ferraresi andavano a Bologna visto che a Ferrara avevano le mogli e avevano paura di farsi beccare.
Non c’erano gli aperitivi ma alcuni bar vendevano il Clinto che è un vino da taglio, ora illegale. Dalle 10 di mattina in poi c’era gente che beveva e mangiava cose pessime. Altro che la cucina di qualità che dici tu…

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La” Guacamole” che è una salsa messicana viene subito soprannominata a tavola l’ukulele. Ma a Ferrara si è mai fatta musica nelle osterie? C’era un punto di ritrovo per gli artisti come nelle mitiche osterie bolognesi?

No, per fortuna. Non c’è niente di peggio che suonare davanti a gente che sta mangiando, una mancanza di rispetto enorme per il musicista! Non ti accorgi neanche che canzone il musicista stia suonando. Alla fine tutti vanno a cantare in un karaoke e di chi ha suonato non interessa niente a nessuno.  A Bologna andavo anche io nelle osterie che dici tu, ma il mangiare per noi era un punto di partenza per incontrare le persone e spesso era solo una scusa per bere.  E bere ti fa stare meglio in mezzo alla gente. Dopo ho pensato: ma perché devo bere e mangiare male solo per stare in compagnia? E’ diventato allora il mio un mestiere molto bello, in cui  si apprezza anche la solitudine e il non dover per forza fare quello che fa divertire gli altri, una cosa molto importante.

Sono soddisfatto della mangiata: cappellacci di zucca (io li provo in salsa di noci) e salama da sugo con purè, tutto davvero ottimo. La creatività e la gentilezza dei titolari della trattoria  “La Romantica” si deducono da ogni consiglio. Continuiamo a chiacchierare. Ellade tu hai visto varie generazioni di musicisti e sei anche molto importante come insegnante per la formazione di giovani artisti, che differenza c’è tra il mondo della musica di allora e quello di oggi?

Sono cambiati i tempi per fortuna: io credo che il musicista oggi dovrebbe stare attento a quello che mangia e beve  quanto al cinema e alla letteratura.
Dovrebbe scavare in fondo alla cultura, conoscere, scoprire e solo poi reinventare.  Finché sei  giovane devi copiare, metter dentro la testa tante cose, il più possibile. Se copi da vecchio, invece, vuol dire che sei finito. Io mi ricordo che, ai miei tempi,  mi sono fatto una cultura incredibile sul Rock ‘n’ Roll  e così in me è rimasta una parte importante della cultura musicale. Così devi fare tu,  non devi andare alla ricerca solo di alcuni artisti ma conoscere quelli famosi e anche quelli meno famosi, da Guccini a Lucio Quarantotto.

A me sembra che non ci sia più la volontà di imparare ma più quella di apparire forse. Che ne pensi?

Ci sono stati tempi  in cui erano tutti entusiasti del progresso, come ai tempi delle batterie elettroniche, non so quanti giovani le abbiano usate e comprate ma a me non piacevano. Tutto ciò che era un cambiamento era giusto, non potevi andarci contro. Questo ci ha fatto dimenticare il gusto dell’originale e ci siamo adeguati tutti alla moda. I dischi che si vendono oggi, anche quelli nuovissimi, sono quasi tutti uguali, non c’è tanto spazio per chi fa le cose a suo modo, fuori dagli schemi. Io penso che sia importante fare della bella musica, musica che faccia volare la gente.

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La trattoria “La Romantica” ha anche una cantina veramente ben fornita e i consigli di Andrea, uno dei titolari, sono sempre giustissimi, dal vino al digestivo.  Ellade consiglia un buon whisky, anche se si  spende qualche euro in più, non bevi quegli amari pieni di coloranti. E poi un bicchiere solo, perché il primo è per il piacere, il secondo e il terzo portano solo dispiaceri. Ellade, quale è stata la tua palestra, come ti sei formato sia come persona che come musicista?

Da piccolo ero un bambino molto educato, pensa che per bere a tavola prima mangiavo poi spostavo il piatto di fianco, mi pulivo la bocca con il tovagliolo e solo allora prendevo il bicchiere.
Mi piaceva tanto far vedere l’educazione che mi avevano dato i miei genitori che era una cosa rara. Dal punto di vista musicale invece la formazione me l’ hanno date le sedie di casa.  Sono un autodidatta e non ho mai avuto la batteria a casa per studiare quindi mi sono sempre arrangiato per fare gli esercizi.  Usavo un pad di legno, che mi ha costruito mio padre e che uso ancora, sul quale ho fatto allenamento. Poi  ho imparato nelle sale da ballo da maestri come Raoul Ferretti o il batterista Giorgio Zanella che suonava nell’orchestra di Ugo Orsatti, per me era un mito.

Ho tenuto questa cosa da dire per la fine, visto che Ellade non è tipo da “imbrodarsi” in lusinghe ma essendo stato a tavola con una leggenda della musica e avendo scoperto che è simpatico, sono proprio soddisfatto di quest’esperienza. 

Salumificio Magnoni

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