Intervista a Paolo Simoni

Il cantautore che insegna alle sue "rane” a superare gli ostacoli

Prima scopro che Paolo è nato a Comacchio. Poi scopro che abbiamo un amico in comune, Massimiliano Venturi, il direttore artistico e artista (burattinaio) del “Teatro dell’Aglio”. Infine scopro che, anche se la radio per me è solo un sottofondo, della canzone di Paolo “Che stress” mi ricordavo! ( Sarà che è raro sentire per radio una canzone bella e di valore? )
Ci diamo appuntamento  al Cantinon, in Via Muratori, in centro. A Comacchio, finisco sempre di inverno, tra i canaletti e i Trepponti illuminati e silenziosi. Come quando ho visto l’interessante spettacolo di Massimilano, Pinocchio 45%vol. Fiaba alcolica per adulti.
Il Cantinon è una grande sala, molto tipica. E’ uno dei locali più antichi. Ovviamente pesce. Rinomato è il risotto all’anguilla. Ci sediamo a tavola. Paolo è contento di essere qui, a casa, visto che di solito abita a Treviso quando non è in tour. Che rapporto hai con Comacchio?

Importantissimo! Io credo che quasi tutti i personaggi delle mie canzoni siano qui. E credo che, se ascolti bene ogni cantautore, scopri tramite le canzoni, molto della loro infanzia e adolescenza. Poi ci sono quel tipo di canzoni che parlano solo di uno che si è lasciato con la morosa e adesso soffre tantissimo. Lì non trovi l’appartenenza.Guccini per esempio ha cantato la strada tra Bologna e Modena. Poi ha sempre detto questo: “Io ho cantato delle cose che conoscevo bene”e questo è sempre stato importante anche per me. Anche io ho applicato questo consiglio alla mia scrittura.
Comacchio non è una metropoli, qui non ti stupisci delle persone ma anzi, puoi capire cosa pensano, quindi è facile raccontarle.
A Comacchio i vecchi si ritrovano e parlano, parlano, parlano. La cultura contadina di provincia è fantastica, da proteggere … Per questo mi piace il tuo lavoro, visto che stai provando a raccontare questo tesoro italiano..

Grazie mille. A Comacchio poi è facile parlare di bellezza. Certe sere la scopri silenziosa mentre di giorno è piena di “caciara”, di persone che se la raccontano. Mi piace molto. Il posto che ci ospita è molto suggestivo ed è molto interessante per me sentire la parlata comacchiese e le storie di questa città, essendo io di Argenta,un paese anche questo bonificato in epoca fascista, siamo praticamente “vicini di valle”

Tu considera che da qui a Porto Garibaldi sono pochi chilometri ma prima della guerra, prima della bonifica durante il fascismo appunto, le due città non erano altro che due isolotti separati, ed in mezzo?  Tanta, tantissima nebbia. Quando i battelli comacchiesi s’incontravano con quelli di Porto Garibaldi per riconoscersi gridavano “eeeeeeeeh” “oooooh” . Immaginati le comunicazioni da palude. Questo secondo me è l’influsso che caratterizza ancora la vocalità tipica del comacchiese. Quella che è una discussione normale, magari delle cose che sono successe durante la giornata, a molti turisti sembrerà una litigata a causa del tono urlato dei comacchiesi. Sembrano cantare. Ho un ricordo bellissimo del mio bisnonno, guardia di valle, alla fine della stagione delle anguille, quando si bruciavano le trappole di vimini perché tutte consumate dalla salsedine, cantava insieme agli altri compagni, facendo un grande rogo e ballandoci intorno.

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Io ordino dei buonissimi spaghetti alle vongole rossi. “Ghigo”, il simpatico proprietario del locale, mi racconta come una volta gli spaghetti alle vongole andavano serviti solo “rossi” , mentre oggi va di moda prenderli bianchi. Paolo è vegetariano e mangia tagliatelle con verdure.
Come hai intrapreso la vita del musicista? E come ci sei riuscito? Credo che sia stato difficile partire da una realtà comunque provinciale come Comacchio.

Non è stata una fuga. Trovo molto triste quando sei all’estero con il culo ma il tuo cuore è ancora qui in Italia. Ma qui è impossibile starci.  E’ impossibile restare perché è difficile accettare un lavoro considerato umile, come fare il cameriere, magari con una laurea in tasca. Allora fai la stessa cosa all’estero, dove non conosci nessuno e nessuno ti giudica. E’ molto triste che qui sia così difficile vivere. Dover fare continui compromessi!
La creatività però, secondo me, deve conoscere questi meccanismi bene ma poi non deve immischiarsi perché il suo scopo è filtrare, raccontare le cose in formato “sogno”, in formato “speranza”. Secondo me l’arte deve dire: “Datti una via di uscita”.  Quello che chiedo alle mie canzoni è questo e sono loro che alle volte arrivano, come dei lampi … Credo che l’arte in generale debba elevarti e cercare la bellezza che alla fine arriva e ti salva.
Poi io sono un testardo, se mi metto in testa una cosa la faccio. Ed è sempre stata la musica a guidarmi. Le collaborazioni, di cui sono incredibilmente soddisfatto, sono nate dalla mia voglia di persistere, di avere un’idea e di perseguirla. Per esempio con Dalla, avevo già ricevuto dei no assoluti dai suoi collaboratori. Io sono andato avanti a insistere, gli ho telefonato e gli ho proposto la cosa, alla fine l’abbiamo realizzata si chiama “Io sono io e tu sei tu”.
Tra l’altro lui cambiò il finale; io avevo scritto “eccoti servito, buon appetito”… lui scrisse“ e torno dalla luna per dirti buona fortuna”.Dopo la sua morte ha assunto per me un significato molto importante. Grazie Lucio.

Quello che mi ha colpito è che tu scrivi canzoni e riesci a distinguerti in un’ epoca in cui sembrano vincere gli interpreti. Allora ho pensato che con la tua voce hai scelto la strada più coraggiosa (secondo me migliore) rispetto ai Talent. Cosa ne pensi di questo fenomeno?

Io canto perché ho qualche cosa da raccontare. Oltre ai Talent ci sono le Cover band che mi fanno arrabbiare! Poi sì, i Talent, sono un mezzo che qualcuno riesce a sfruttare a proprio favore, tanti altri sono sfruttati. E tanti di questi ex talent finiscono dallo psichiatra. Poi però mi accorgo che ci sono ragazzi che hanno tante belle idee, originali e sono contento.

D’altronde non lo ordina mica il dottore di apparire in televisione!

Io con il fatto che sono un cuoco…

Sei un cuoco?

Sì, io ho frequentato l’Istituto Alberghiero. Tre anni a Lido degli Estensi e due a Ferrara, per avere Bologna vicino e riuscire a fare musica. Poi tante stagioni al mare.

Caro Paolo, a proposito, esiste questo legame tra la musica e la cucina o è una mia forzatura tanto per fare un giro in cerca di musicisti (e con questa scusa mangiare bene)?

Assolutamente! Secondo me, ad un certo livello sì esiste questo collegamento.
Sì perché sono arti legate alla convivialità e quindi uniscono le persone o le dividono anche … per esempio in settori; c’è chi gradisce un genere musicale od un altro come chi preferisce un piatto. Addirittura se ci pensiamo c’è una maniera di ascoltare la musica, così come c’è una maniera di usufruire del cibo. Poi c’è un altro aspetto creativo comune; in cucina e nel mondo della musica: la questione è che lavori per servire un altro. Quindi devi attirarlo, devi stupirlo, devi accontentarlo e contemporaneamente emozionarlo!

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Riempiamo i bicchieri di vino. E intanto ordiniamo i dolci. Parlavamo dei reality…

A me con il fatto che sono cuoco, hanno proposto Masterchef e così ho pensato: “Ma che bello, non pensavo che a Masterchef facessero cantare!” Quelli mi dicono: “Ma che cantare, devi andare come cuoco..  Beh, mi sono detto: “Vengo fuori dalla cucina per fare il musicista e loro in cucina mi ci vogliono rimandare?” Ho rifiutato. Così come so che se la musica è importante per me, so che comunque non andrei contro alcuni miei valori. Credo di avere avuto buoni insegnanti.

Qui a Comacchio? Chi sono stati questi artisti che ti hanno guidato verso quella che è la tua scelta di vita?

E’ stata un’artista vera, Giuliana Bonazza, una figura importante per tanti di queste zone perché una persona vera, piena di morale che soprattutto non lasciava passare la mediocrità! Sono molto contento di ricordarla … Fu lei a portarmi da Iskra Menarini, che è stata collaboratrice per tanti anni con Lucio Dalla e che considero vocalmente la mia “mamma”. Presenze molto forti. Quando andavo a scuola di canto da Iskra, per esempio, arrivavo gasatissimo con tante canzoni nuove, lei le prendeva e le stracciava e io puntualmente ricominciavo. Ha buttato via tutto! Duecento canzoni! Un bel giorno mi ha detto: “Bene, da adesso iniziamo a lavorare”. Una palestra preziosissima. Questa palestra l’ho rivista negli occhi di Ligabue, di Ranieri, di Guccini, di Carboni … e tanti altri. Per me è stata una spinta incredibile ad andare avanti.

Siamo alla fine della piacevole cena. Con Paolo ci rivedremo, magari qui al Cantinon, per qualche serata con la musica dal vivo. “Si narra di rane che hanno visto il mare” è il tuo ultimo disco che, come mi hai raccontato, ti ha dato tante soddisfazioni come la collaborazione con Claudio Maioli, il manager di Ligabue. Dove sta andando questa rana?

Questa rana è piena di entusiasmo! In questo disco c’è più emotività e forse meno ironia. E’ la metafora della mia vita, una rana che viaggia e trova uno stagno un po’ diverso dal solito, uno stagno enorme!
Ci sono persone che sono nate per tarpare le ali. La mia rana invita al coraggio, a volare alto.

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