Intervista a Valerio Zecchini

Post Contemporary Corporation. L'assalto al conformismo!

Raccontare di Valerio Zecchini e del suo Movimento Post Contemporary Corporation non è facile: front-man, poeta, saggista, giornalista, performer, radical-chic …
E Zecchini, ultimamente, ha abbandonato il palcoscenico italiano per trasferirsi a Manila (Filippine) ed aggiungere aura di mistero al suo personaggio.
Quando il gioco si fa duro il ribelle non si arrende: sedersi “dalla parte del torto” è una vocazione, mica te lo ordina il dottore!  E ce ne vuole di eroismo per affrontare la violenza del “politicamente corretto”. Zecchini sembra sempre proteso verso l’impresa impossibile. Una voce imperiosa che affida  i suoi pensieri spigolosi a musiche potenti.
Per dirla alla Beckett “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”.

Zecchini, chi sono i post contemporanei? Cosa rende questa impresa “Post  Contemporanea” così  “eroica” e “cult”?

“Pensare simultaneamente cio’ che fino ad oggi e’ stato pensato contraddittoriamente”: questo e’ uno dei principi cardine che ha sempre guidato il mio agire; e non e’ facile, perche’ le convenzioni, gli stereotipi, le abitudini errate, le idee date sono dure come sassi, sono molto piu’ profondamente radicate di quanto pensassi all’inizio della mia vicenda artistica.
Limitando il nostro discorso all’ambito musicale e performativo, il mio obbiettivo era quello di pervenire a una sorta di nuova classicita’: distruggere e sperimentare senza limiti, interrogare costantemente la tradizione e massacrarla in un viaggio a ritroso verso l’origine. Infatti nel nostro repertorio troverai brani di paroliberismo sonico e rumorismo estremo come Manzotin mantra, Corporate America, Wake up and dance!, Inno delle sacre vergini di Sumatra accanto a pezzi di declamazione poetica classicissima, ma accompagnata da elettronica e chitarrismo punk/metal (vedi pezzi come Mondo fluttuante, Profilo impassibile, Heimat).
La musica qui e’ importante e secondo me bellissima, pero’ declamando e non cantando e’ la musica che segue il testo e non viceversa – volevo focalizzare l’attenzione sulla poesia, che e’ l’essenza dell’anima italica, e’ la disciplina artistica in cui abbiamo brillato di piu’ nei secoli e che oggi e’ relegata purtroppo a un ruolo marginale.
A cio’ ho affiancato nelle nostre esibizioni dal vivo pratiche quali la poesia ginnica, il doppio applauso con una mano sola, l’aforisma danzato, il comizio-lampo  – per il pubblico italiano di oggi pero’ tutto cio’ e’ risultato troppo anomalo: vuole ascoltare la canzonetta o leggere il romanzo.

In un’intervista dici: “Noi ci battiamo prima di tutto per la tutela degli unici, di coloro che non vogliono rientrare in alcuna categoria, delle singolarità divergenti.”
Allora cosa spaventa tanto di te? Mi rispondo: sono le parole! Patriottismo Psichedelico, Gerarchia, Ordine,  Disciplina.
Valerio,  noi non abbiamo paura delle parole, ci nutriamo di esse, siamo libertari, resta però da definire se il tuo Movimento c’entra qualcosa con “La palestra del cantautore”, un blog che guarda con nostalgia i tempi dove c’era ancora il tempo di ascoltare una storia, dove l’oste non aveva fretta di mandarti via, la “zdaura” al posto dei “master chef”, le “sale prove” al posto dei “Talent Show”.  Vorresti distruggere le nostre “malinconiche cantine” come i futuristi di Marinetti volevano fare con i musei, biblioteche, le accademie di ogni specie?

E` precisamente cosi’: certe parole spaventano tantissimo. Dieci anni fa, quando stavamo organizzando delle serate per promuovere il CD Gerarchia, ordine, disciplina (che peraltro era stato accolto benissimo da tutta la stampa musicale italiana), mi sentii dire questa frase da un noto tour promoter: “Ma come faccio a promuovere un disco con un titolo cosi’? Non posso mica tirarmi la zappa sui piedi!” –  ecco, direi che questa frase spiega tutto. Spiega come la falsita’ sia diventata il cardine del discorso pubblico e negare l’evidenza sia ormai pratica corrente. La gerarchia, l’ordine e la disciplina sono i fondamenti dell’agire umano, e non si da’, non si e’ mai data, una societa’ senza gerarchie. La mentalita’ egualitarista dominante pero’ nega questa verita’ autoevidente con  massima nonchalance. Lo stesso vale per il Patriottismo psichedelico, gia’ titolo di un mio libro edito da Pendragon: la psichedelia puo’ essere associata al patriottismo – basta volerlo! Lo dimostro` gia’ D’Annunzio a Fiume cent’anni fa; ma secondo gli imbecilli di sinistra e di destra cio’ sarebbe un sacrilegio. E’ per quello che io quindi mi definisco un radical chic di destra, o uno squadrista con le mutande di pizzo, cosi’ s’incazzano ancora di piu’ e farli incazzare e’ un dovere etico.

Come vedi il panorama creativo nelle Filippine? Senti nostalgia per l’ Italia?

Il panorama creativo nelle Filippine e’ assolutamente effervescente: come saprai, un’attrice filippina l’anno scorso ha vinto il premio come miglior attrice al fesival di Cannes; ho avuto modo qui di lavorare come attore per il cinema e la tv, pur non avendo affatto una formazione da attore, ed e’ stata un’esperienza assai significativa per me. Ma la scena piu’ interessante e’ senz’altro quella delle arti visive: ci sono dei pittori eccezionali, anche tra quelli emergenti, come per esempio l’ottima pittrice psichedelica Lhean Villanueva (su Facebook si chiama Lhean Lhean), che si e’ specializzata nel dipingere dal vivo ai concerti e ai rave.

Tempo fa ho letto di un “plauso” da parte di Massimo Fini verso il tuo lavoro. Credo che molte cose differenziano la vostra opera, ma una cosa vi accomuna: un senso “cavalleresco”  di affrontare la vita. Cosa pensi del suo lavoro e del suo “Movimento Zero”?

Penso che l’analisi che Massimo Fini fa della societa’ contemporanea sia puntuale e precisa; purtroppo pero’ lui manca di carisma mediatico e soprattutto per questo motivo e’ stato surclassato da Beppe Grillo. Inoltre, come del resto lui stesso ammette, non ha soluzioni pratiche da proporre come antidoto alla decadenza che denuncia. La sua critica quindi risulta essere un po’ sterile, ma e’ il vizio di fondo di tutti gli intellettuali antimoderni.

Ci  piacerebbe sapere come sono nate due canzoni “storiche” dei PCC. , “Streetwise”(nell’introduzione  la mitica questua di Angelo Rizzi) e “Bob Marley era una brutta persona”. Puoi raccontarci qualche retroscena?

La genesi di “Streetwise” risale ormai a una dozzina di anni fa, quando. Rizzi non era ancora stato “sfruttato” mediaticamente; mi aveva colpito il suo modo per cosi’ dire “medievale” di chiedere l’elemosina, che lo rendeva atipico rispetto agli altri mendicanti e mi ispiro’ questo brano che parla della poverta’ in generale. Andai da lui mentre stava facendo il suo “lavoro” e gli dissi: “Ti faccio una cospicua elemosina se mi fai campionare le tue invocazioni”, e lui accetto’. Per quanto riguarda Bob Marley era una brutta persona, ricordo che a Dario (Parisini, che suona la chitarra nel pezzo) piaceva molto il titolo e prima di registrare mi disse; “E` un gran titolo, devi accorparlo nella declamazione”, e io lo accontentai.

Una volta una grande persona, un vero “entronauta psichedelico” come Claudio Rocchi mi ha detto: “Il tempo non esiste e viviamo in un presente storico che aggancia le avanguardie.”
E’ difficile parlare a 18.000 Km di distanza, spero però che si siano comunque create connessioni.
Un’ ultima  domanda : vedi nel futuro il trionfo “Post Contemporaneo?”

Il trionfo e’ sempre auspicabile, ma la vedo un po’ dura per i motivi a cui ho accennato nella prima risposta – la comprensione del popolo italiano e’ lenta. Tra non molto uscira’ un nuovo disco di Post contemporary corporation, il terzo singolo della Trilogia dell’assedio; e’ un vinile colorato 7″ (anche questo abbinato a una tshirt) dal titolo “Le vostre putride esistenze non valgono una cicca (e neanche la mia)”. E` poi imminente la pubblicazione della biografia dei Disciplinatha, che contiene anche un mio intervento (edizioni Tsunami). Credo che qualche canale italiano comprera’ “General commander”, serie tv in dodici episodi con Steven Seagal in cui interpreto un mafioso italiano  – ci sono anche altri attori italiani tra cui l’amico Ruben Maria Soriquez in un ruolo importantissimo – cosi’ potrete vedere Seagal che mi spara e mi ammazza. Ma prima che riesca a farlo io uccido diverse altre persone.

Intervista a Max Manfredi

9 Gennaio 2017

TORRIONE JAZZ CLUB

22 Dicembre 2016

Intervista a Lorenzo Kruger

26 Ottobre 2016