
A 25 anni dal capolavoro discografico, l’Alcatraz ospita l’11 novembre l’omaggio della Omar Pedrini Band al viaggio psicadelico del Guerriero!
Il bambino che cresce ribelle diventa poi un uomo verde-oro che si trasforma in bandito: amato dalla gente, odiato dallo Stato. È indubbio che i Timoria, parafrasando le loro canzoni, qualcosa di loro lo hanno lasciato nel loro tempo (cicatrizzato sulla pelle del pubblico alternativo italiano), trasformando la propria parabola artistica in un vero e proprio viaggio di formazione. “El Topo Grand Hotel” compie 25 anni, segnando il ritorno di “Joe”, il principale eroe dell’epica dei Timoria, per un evento speciale che si terrà l’11 novembre all’Alcatraz di Milano.
Se la generazione “hippie” italiana ha avuto in “La Tua Prima Luna” di Claudio Rocchi la voce amica che l’accompagnava verso la libertà di una prima notte fuori casa — portandosi dietro solo la voglia di non tornare —, la generazione del Grunge del nostro paese ha trovato nella voce dei Timoria la forza per volare in un “Viaggio Senza Vento”.
Il concept album del 1993 fu una pietra miliare del rock alternativo italiano, portando la Generazione X a immedesimarsi con Joe: il ragazzo che affronta l’ansia dell’adolescenza, cade nella dipendenza, viaggia verso Oriente e infine ritrova se stesso. La capacità assoluta di dare un senso alla rabbia e alla disillusione di un’epoca è una peculiarità innata della poetica dei Timoria. Si pensi alle urla disperate della madre che chiama River Phoenix — morto di overdose nella sua cameretta — nell’intro di 2020 Speedball (1995), prima dell’attacco fuzzoso “alla Soundgarden di Outshined” di “Speedball”; il simulacro perfetto di una spettacolare sconfitta generazionale: “Datemi un’illusione, gode così la mia generazione.”
Quel pubblico di “ragazzi” cresce insieme al viaggio artistico e umano della band. Nel 2001 i Timoria hanno ormai metabolizzato i cambiamenti di formazione, sono pienamente consapevoli del proprio potenziale e danno alle stampe il loro disco più visionario e amato: “El Topo Grand Hotel”.

Il lavoro precedente, 1999, segnato dall’addio di Francesco Renga per le vie del pop commerciale e dall’ingresso di Sasha Torrisi, aveva preparato il terreno al ritorno del “Guerriero”. In El Topo non c’è più una sola voce leader ma un insieme corale, verso una polifonia più “British” e una visione autoriale di Omar Pedrini sempre più marcata, dettata anche dalla profondità delle tematiche trattate.
L’adolescenza è ormai alle spalle e i Timoria possono tracciare nuove melodie e sperimentazioni: è il tempo di Sole Spento. Il brano più iconico della band è una riflessione sulla quotidianità, sull’attesa e sul bisogno di riscatto e di libertà (ispirato da una lettera ricevuta da Pedrini dal carcere, a firma di Roberto Cana). Per il nostro “Joe” è il momento, dopo tanto errare, di alzare lo sguardo in verticale e intraprendere il suo viaggio spirituale definitivo.
Il risultato è funambolico: un cavo teso sopra l’abisso dove il Guerriero cammina in equilibrio tra profondità, maturazione interiore e zibaldone psichedelico. Un caleidoscopio colorato che unisce l’impossibile: da Jodorowsky a Ferlinghetti, da Vincent Gallo ed Eddie Henderson fino a Robin Williams e gli Articolo 31!
Nel disco non c’è retorica e non c’è catechesi, solo un genuino spirito di ricerca. Si può crescere senza invecchiare, e i Timoria lo dimostrano al loro pubblico grazie a quella gioia “naïf” che sarà sempre un afflato generazionale, pur entrando nella dimensione del sogno.
Omar Pedrini, con queste parole, descrive l’omaggio ad “El Topo Grand Hotel”:
“Potrebbe suonare una pazzia, ma mi sembrava doveroso omaggiare e ricordare quel disco psichedelico così coraggioso e la relativa lunga tournèe che sorprese tutti quanti, dalle piazze fino ai club.”
Mercoledì 11 novembre, l’Alcatraz di Milano diventa la cornice perfetta per la Omar Pedrini Band per riportare sul palco questo indimenticato capolavoro della musica italiana.
Articolo di Andrea Manica
Fotografia di Raffaella Vismara